
Nati a fine anno: chi gioca poco perché è piccolo, non perché è meno bravo
Apri la distinta dell'ultima partita e accanto a ogni nome scrivi il mese di nascita.
Poi guarda chi è partito titolare.
In quasi tutte le squadre di settore giovanile il risultato è lo stesso: i nati fra gennaio e aprile giocano, i nati fra settembre e dicembre entrano a partita decisa. Nessuno l'ha scelto. Succede da solo, una domenica dopo l'altra.
L'effetto età relativa, in una riga
Le categorie vanno per anno solare. Un nato il 3 gennaio e uno il 28 dicembre sono compagni di annata, ma fra loro ci sono quasi dodici mesi. A otto anni sono più di un decimo della vita.
In campo quei mesi diventano centimetri, chili e passo. E chi vince i contrasti a dieci anni sembra più forte, viene scelto, gioca di più, si allena meglio, e l'anno dopo è davvero più forte. Il vantaggio iniziale si trasforma in un vantaggio vero.
Il dato più citato in Italia viene dalla Serie A. Fra la stagione 2007-08 e la 2013-14 i calciatori nati a gennaio erano il 70% in più di quelli attesi in base alle nascite, quelli nati a dicembre la metà (Fumarco e Rossi, su lavoce.info). La selezione non si fa in Serie A: si fa sui campi dei Pulcini e degli Esordienti, dove quei ragazzi sono stati scelti o lasciati fuori.
Il ragazzo che si dà la colpa
Il punto che si dimentica è cosa succede nella testa del più piccolo.
Lui non sa niente di età relativa. Vede che perde i duelli, che la palla gliela portano via, che entra al 60'. E trae la conclusione più semplice: sono meno bravo.
Da lì cambia il modo di giocare. Scarica la palla appena la riceve, per non perderla. Evita il contrasto. Si nasconde sul lato debole. Sono tutte scelte sensate per chi pensa di essere il più debole, e sono esattamente le scelte che gli impediscono di migliorare.
Due anni dopo il fisico lo recupera. La testa no: ha imparato a giocare da comprimario. Oppure a 13 anni ha già smesso, e nessuno saprà mai che giocatore sarebbe stato.
Cosa guardi al posto dei centimetri
La domanda da farsi, per ogni ragazzo che gioca poco, è una sola: perde per il fisico o perde per il calcio?
Si risponde guardando le cose che la statura non decide.
- Il primo controllo. Orientato o fermo, sotto pressione o solo quando è libero. Non dipende dalle gambe.
- La scelta con la palla. Vede il compagno libero prima di riceverla? Sceglie la giocata o la subisce?
- Il tempo del contrasto. Qui c'è la sorpresa. Il più piccolo perde i duelli di spalla, ma spesso vince quelli d'anticipo, perché ha dovuto imparare ad arrivare prima. Conta i contrasti vinti, non quelli fatti.
- Cosa fa dopo l'errore. Chi dopo una palla persa torna subito a chiederne un'altra ha una cosa che nessun centimetro dà.
Se su queste quattro voci è in linea con i compagni e perde solo i duelli di forza e le corse lunghe, stai guardando un ritardo di crescita, non un ritardo di calcio. Sono due problemi diversi e si trattano in due modi diversi.
Misurare la crescita senza strumenti
Non serve un laboratorio. Servono un muro, un metro e un quaderno.
Ogni tre mesi misura l'altezza dei ragazzi. Scalzi, contro lo stesso muro, possibilmente alla stessa ora, perché la sera si è un po' più bassi che la mattina. Scrivi il numero accanto al nome e alla data.
Il dato che conta non è l'altezza, ma quanto cresce fra una misura e l'altra. Per quasi tutta l'infanzia la crescita è regolare, qualche centimetro l'anno. Poi, di solito fra i 12 e i 15 anni nei maschi, arriva il picco: in un anno anche 8-10 centimetri.
Quando vedi quel salto in una misura trimestrale, sai tre cose:
- Il ragazzo per qualche mese sarà scoordinato. Le leve si allungano prima che il controllo motorio si adegui. Il giocatore pulito di settembre a febbraio sbaglia controlli facili. Non è calo di impegno.
- Ginocchia e talloni sono sotto pressione. Dolori all'inserzione del tendine rotuleo o al tallone, nell'età della crescita, sono frequenti. Si segnalano alla famiglia e si fanno vedere da un medico, non si risolvono con «stringi i denti».
- Il più piccolo di oggi potrebbe non esserlo fra un anno. Chi matura tardi recupera, a volte supera. Ma solo se nel frattempo non ha smesso.
Su come si imposta il lavoro atletico nelle categorie giovanili senza caricare chi è nel pieno della crescita, c'è una base in il riscaldamento pre-partita per i Giovanissimi.
Minuti e ruoli: le due leve che hai davvero
Sapere tutto questo serve a poco se la domenica la formazione resta la stessa. Le leve concrete sono due.
I minuti, contati
Il tuo ricordo non basta. Conta i minuti di ciascuno partita per partita, e poi raggruppali per trimestre di nascita. Se i nati nell'ultimo trimestre stanno sistematicamente sotto la media, lo vedi in un numero e non puoi più non vederlo.
Come si contano i minuti senza impazzire, e dopo quante giornate i numeri smettono di essere aneddoti, l'abbiamo scritto in minutaggio nel calcio giovanile.
Il ruolo, non la panchina
L'errore più comune non è lasciare fuori il più piccolo. È metterlo sempre nel posto dove il fisico conta meno, di solito largo, lontano dai contrasti. Sembra una protezione. In realtà gli togli proprio le situazioni in cui dovrebbe imparare a giocare col corpo che ha.
Meglio il contrario, almeno in allenamento: mettilo in mezzo, nel traffico, dove deve anticipare, girarsi in fretta, usare il corpo come schermo. Sono le abilità che gli resteranno quando il fisico arriverà.
Un'idea dal bio-banding che puoi usare il martedì
Il bio-banding è la pratica di raggruppare i ragazzi per maturazione invece che per età. In forma completa lo fanno alcune accademie professionistiche, con misure e formule. In una squadra dilettantistica non serve tutto.
Serve l'idea. In una partita a tema a settimana, componi le squadre per sviluppo fisico: i più sviluppati da una parte, i meno sviluppati dall'altra, e le due squadre giocano ognuna sulla propria metà campo.
Succedono due cose. Il più piccolo, finalmente contro fisici simili al suo, deve prendersi il pallone invece di scaricarlo: torna a fare le giocate che in partita evita. E il più grosso, che vince tutto di forza, contro pari fisico deve pensare più in fretta. Ci guadagnano entrambi.
Errori comuni
- Promettere che crescerà. Nessuno lo sa. Il ragazzo sente solo «per ora non conti».
- Giudicare a novembre chi è nel picco. I controlli sbagliati di un ragazzo cresciuto 5 centimetri in tre mesi non dicono niente del suo calcio.
- Premiare solo i duelli vinti. Se in allenamento applaudi il contrasto di spalla e mai l'anticipo, stai insegnando a tutti che conta solo il fisico.
- Lasciarlo largo per proteggerlo. Lo proteggi dall'unica cosa che gli serve imparare.
Cosa fare adesso
Stasera fai due cose. Accanto a ogni nome della rosa scrivi il mese di nascita, e accanto a quello i minuti giocati nell'ultimo mese. Bastano dieci minuti.
Poi guarda gli ultimi quattro, cinque nomi della lista. Per ognuno chiediti: perde per il fisico o per il calcio? Se non sai rispondere, hai già l'obiettivo del martedì: guardarlo mezz'ora solo per quello.
E se la risposta è «per il fisico», la domenica dopo trova il momento giusto per dirgli una cosa precisa che fa meglio degli altri. Non «sei bravo». Una cosa vista. Magari che martedì i contrasti d'anticipo li ha vinti lui.
Domande frequenti
Cos'è l'effetto età relativa nel calcio?+
È il vantaggio che hanno, nella stessa annata, i ragazzi nati nei primi mesi dell'anno. Le categorie FIGC vanno dal primo gennaio al 31 dicembre: un nato a gennaio e uno a dicembre giocano insieme con quasi un anno di differenza, e a dieci anni un anno di crescita si vede in campo.
Come capisco se un ragazzo gioca poco perché è piccolo o perché è meno bravo?+
Guardando le cose che la statura non decide: il primo controllo, la scelta con la palla, l'orientamento del corpo, il tempo di intervento nel contrasto. Se lì è in linea con i compagni e perde solo i duelli di forza e di corsa lunga, sta pagando la crescita, non il talento.
Il bio-banding si può fare in una squadra dilettantistica?+
In forma completa no, perché richiede misure e un gruppo ampio. Ma la sua idea di fondo sì: in alcune partite a tema componi le squadre per sviluppo fisico invece che a caso. Il più piccolo gioca contro fisici simili al suo e deve prendersi il pallone, invece di scaricarlo subito.
Ogni quanto conviene misurare l'altezza dei ragazzi?+
Ogni tre mesi, sempre nello stesso modo: scalzi, contro lo stesso muro, alla stessa ora. Non conta l'altezza in sé ma quanto cresce fra una misura e l'altra. Quando la crescita accelera di colpo il ragazzo è nel picco, e in quel periodo coordinazione e carichi vanno gestiti con più attenzione.
Come si spiega a un ragazzo che è indietro nella crescita?+
Senza promettergli che crescerà: nessuno lo sa. Gli dici cosa fa bene adesso, con un fatto preciso, e gli dai minuti per farlo. Un ragazzo che si sente dire «aspetta di crescere» sente solo che per ora non conta.
Vedi anche: «In cosa sei forte?»: la domanda a cui un ragazzo non sa rispondere, Chi gioca e chi no: i criteri delle convocazioni nel giovanile.
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