
Minutaggio nel giovanile: come tenere il conto dei minuti giocati
A novembre un genitore ti ferma e ti chiede quanto ha giocato suo figlio da inizio campionato. Tu rispondi a memoria. Lui ha contato.
Da lì la conversazione è già decisa, e non nel modo che ti serve. Non perché tu abbia torto: perché lui ha un numero e tu hai un'impressione. Un'impressione, messa accanto a un numero, sembra sempre una scusa. Anche quando è vera.
Il conto dei minuti serve prima di tutto a questo. Non a far giocare tutti uguale. A sapere cosa è successo.
La memoria sbaglia sempre dalla stessa parte
Il problema non è che ricordi male. È che ricordi male in modo prevedibile.
L'ingresso in campo è un evento. Quando mandi dentro un ragazzo succede qualcosa: ti alzi, dai due indicazioni, lo guardi entrare, vedi i primi palloni che tocca. Quel momento si registra da solo. La domenica in cui è rimasto seduto invece non ha nessun momento. È un vuoto, e i vuoti non si ricordano perché non hanno una forma.
Quindi conti gli ingressi e non conti le panchine. La tua stima è alta. Ed è più alta proprio sui ragazzi a cui pensi di più: quelli che sai di stare facendo giocare poco e a cui hai deciso di dare spazio. Li hai messi dentro tre volte e in testa ne hai sei, perché ogni ingresso era una tua decisione e le tue decisioni le ricordi tutte.
Fino alla quinta o sesta giornata te la cavi lo stesso. Dopo, no. E la prima persona che ti smentisce non è il genitore in tribuna: sei tu, la prima volta che guardi i totali.
Quando si segna: prima di salire in macchina
La finestra sono i due minuti dopo il fischio finale.
Non durante la partita, perché al momento del cambio hai altro da fare e il minuto lo sbagli o lo salti. Non la sera, non il lunedì. Il lunedì non ricostruisci: stimi. E una stima scritta in colonna è peggio del niente, perché ha l'aspetto di un dato e verrà usata come un dato — da te per primo.
La regola operativa è una sola: se non l'hai scritto prima di lasciare il campo, quel dato non esiste più.
Trenta secondi, mentre i ragazzi raccolgono la roba. Se qualcuno ti sta aspettando, ti aspetta trenta secondi. È la stessa logica per cui il diario tecnico si scrive in spogliatoio e non dopo cena: il tempo che passa non ti fa ricordare meglio, ti fa ricordare in modo più ordinato, e quell'ordine ce lo metti tu.
Cosa si segna: entrata e uscita. Nient'altro
Due colonne. Minuto di entrata, minuto di uscita.
Chi parte titolare entra al minuto 1. Chi finisce la partita esce alla fine. Chi entra nella ripresa ha il minuto in cui è entrato. Non serve altro.
Arrotonda a cinque minuti e non pensarci più. Tra recupero, cambi che si accavallano e l'arbitro che fischia quando gli pare, la precisione al minuto è finta. Un dato arrotondato che scrivi tutte le domeniche vale infinitamente più di un dato esatto che scrivi tre volte a ottobre e poi molli.
La riga che quasi nessuno scrive
Nella lista ci vanno tutti i convocati. Anche chi non è entrato. Soprattutto chi non è entrato.
Sembra inutile scrivere uno zero. È il contrario: lo zero è l'unico dato che non si scrive da solo. Se sul foglio finiscono solo quelli che sono entrati, a novembre il totale ti dirà quanto hanno giocato quelli che giocano — cioè la cosa che sapevi già. La stagione di un ragazzo che è stato portato otto volte e ne è entrate due sta tutta in quelle sei righe vuote, e sono esattamente le sei che la tua testa ha cancellato.
Stesso principio per la convocazione mancata. Segnala. "Non convocato" e "convocato e mai entrato" sono due cose diverse per il ragazzo, e diventano due conversazioni diverse a novembre.
Non aggiungere colonne
Niente voti, niente gol, niente "buona prestazione". Ogni colonna in più è una domenica in meno in cui compilerai il foglio.
Il giudizio tecnico ha un altro posto e un altro momento. Qui stai raccogliendo un fatto, non un'opinione: il fatto ha due numeri e finisce lì.
Su cosa lo scrivi
Lo strumento conta meno di quanto sembra, ma non è indifferente. Tre requisiti, e sono tutti banali: una riga per giocatore, sempre lo stesso posto, e la possibilità di ritrovare tutte le giornate insieme a novembre senza doverle cercare.
Il retro della distinta. Ce l'hai già in mano al fischio finale, quindi per scrivere è imbattibile. Poi però finisce nella borsa, e a novembre hai otto fogli sparsi in tre posti diversi. Funziona nel momento della scrittura e fallisce nel momento del recupero, che è quello per cui stai facendo tutto questo.
Il quaderno. Meglio, a una condizione: i nomi li scrivi a inizio stagione, una pagina per giornata, così a fine partita metti solo due numeri per riga. Se ogni domenica devi riscrivere quindici nomi, alla quarta smetti.
Il telefono. Il vantaggio non è scrivere, è sommare. La somma a mano di quindici righe per otto giornate la fai una volta. La seconda volta la rimandi, e la terza il conteggio è morto.
Cosa ci leggi dopo otto giornate
Otto giornate sono la soglia minima perché i numeri smettano di essere aneddoti. Prima è presto: un infortunio, una squalifica e due partite chiuse sul 3-0 spostano tutto.
Per ogni giocatore ti servono tre numeri, non uno.
I minuti totali. È quello che ti chiederanno. Da solo dice poco.
Le partite in cui è entrato sulle volte in cui l'hai convocato. Otto convocazioni e due ingressi è un'informazione diversa da due convocazioni e due ingressi, anche se i minuti sono gli stessi. Questo è il numero che a casa contano davvero, perché la domenica in cui il ragazzo si è cambiato, si è riscaldato e non è entrato la ricordano tutti in famiglia.
I minuti medi delle partite in cui gioca. È il numero che quasi nessuno calcola ed è quello che spiega gli altri due. Prendi due ragazzi con 240 minuti a testa. Il primo ha fatto tre partite intere ed è stato fuori cinque volte. Il secondo è entrato in otto partite su otto, sempre a mezz'ora dalla fine. Stesso totale, due stagioni opposte: uno ha giocato poco ma ha giocato, l'altro ha fatto otto finali di partita e non ha mai iniziato niente.
Le due cose da guardare nella lista
Ordina i totali dall'alto verso il basso. Poi guarda solo due punti.
Il salto più grande tra due righe vicine. Lì passa la linea che divide la tua squadra in due. Esiste sempre, in ogni squadra, e non è un male. La domanda è se quella linea corrisponde a una scelta che hai fatto o se si è formata da sola, domenica dopo domenica, per accumulo di decisioni prese al 65' quando eri sotto di un gol.
Le ultime tre righe. Guarda chi c'è e chiediti una cosa concreta: se a gennaio uno di questi smette, ti dispiace? Se la risposta è sì, hai un problema che va affrontato adesso, mentre è ancora reversibile. A gennaio la decisione l'ha già presa lui.
Il totale non è una quota
Qui si fa il danno più grosso, e si fa in buona fede.
Il conteggio non decide niente. Non stabilisce quanto deve giocare ciascuno. Serve a controllare se la distribuzione reale dei minuti somiglia ai criteri che hai dichiarato a settembre o se se n'è andata per conto suo.
Una squadra in cui tutti hanno lo stesso totale non è una squadra più giusta. È una squadra in cui non hai deciso niente, e i ragazzi se ne accorgono prima dei genitori: capiscono in fretta che allenarsi bene non sposta nulla, perché il minutaggio è deciso in partenza.
Il controllo vero è un altro, e si fa in trenta secondi. Prendi il ragazzo con la miglior presenza agli allenamenti e guarda dov'è nella lista dei minuti. Se sta in fondo, non hai un problema di equità. Hai un problema di coerenza: il criterio che hai dichiarato e quello che applichi non sono lo stesso.
Da lì hai due strade oneste. Cambiare la distribuzione, o cambiare quello che dichiari. La terza — lasciare tutto com'è e continuare a ripetere a settembre il criterio di sempre — è quella che insegna al gruppo che i criteri sono parole che si dicono a settembre.
Tre cose da non farci
Non promettere minuti in anticipo
"Domenica entri" è una promessa che non controlli. Un'espulsione al ventesimo, un infortunio, una partita che si mette in un modo che ti obbliga a fare altri due cambi: e la promessa salta senza colpa tua.
Il punto è che quella promessa la ricordano tutti. Il ragazzo, i genitori, e i compagni a cui l'ha raccontata durante la settimana. Se vuoi dire qualcosa di vero, prometti la convocazione: quella dipende solo da te e la puoi mantenere sempre.
Non usarlo come alibi
"Ha giocato 240 minuti" non è una risposta alla domanda "perché mio figlio gioca poco". È l'inizio della risposta.
Il numero serve a te per non raccontartela, e serve alla conversazione per partire da un terreno condiviso. Usato per chiudere il discorso fa più danno del non averlo: dall'altra parte capiscono che tieni un archivio e non hai intenzione di spiegare niente. Su come si tiene quella conversazione senza trasformarla in un processo, vale quello che abbiamo scritto su come parlare ai genitori nel calcio giovanile.
Non confonderlo con l'equità
Il minutaggio misura cosa è successo. Non dice se era giusto. Sono due domande diverse e la seconda non ha una risposta numerica.
Dividere i minuti in parti uguali non è equità: è rinunciare a scegliere e chiamarlo rispetto. L'equità, se la parola ha un senso in una squadra, è che tutti sappiano in base a cosa si decide e che quel criterio valga per tutti allo stesso modo. Il totale dei minuti serve a verificarlo, non a sostituirlo.
Errori comuni
- Segnare la sera — a distanza di ore ricostruisci una partita ordinata che non è quella giocata. Trenta secondi al fischio finale valgono più di dieci minuti dopo cena.
- Segnare solo chi entra — così misuri i minuti di chi gioca e perdi quelli di chi non gioca, che sono l'unica informazione che non hai già.
- Inseguire la precisione al minuto — arrotonda a cinque. La precisione finta è la prima cosa che ti fa mollare il conteggio.
- Cambiare supporto ogni domenica — un foglio, poi le note del telefono, poi il quaderno di un altro. A novembre hai i dati e non riesci a metterli in fila.
- Contare solo il campionato — decidi a settembre se le amichevoli entrano nel conto e non cambiare idea a metà. Per il ragazzo quei minuti sono minuti. Tienili, ma in una colonna a parte.
- Smettere a ottobre — il conteggio serve esattamente nel periodo in cui ti sei stufato di farlo. Prima di novembre non lo usi mai.
Cosa fare adesso
Prima di domenica prepara il foglio: i nomi di tutta la rosa già scritti, due colonne vuote accanto. Cinque minuti, una volta sola per tutta la stagione se usi un quaderno con una pagina per giornata.
Domenica, al fischio finale, prima di parlare con chiunque, riempilo. Entrata, uscita, e gli zeri di chi non è entrato.
Dopo otto giornate somma, ordina, e guarda due cose: il salto più grande e le ultime tre righe.
Quel totale non ti dirà chi far giocare. Ti dirà se stai facendo quello che hai detto che avresti fatto. Che a novembre, davanti a un genitore che ha contato, è l'unica cosa di cui hai davvero bisogno.
Domande frequenti
Domande frequenti
Come si contano i minuti giocati nel settore giovanile?+
Due colonne, minuto di entrata e minuto di uscita, compilate al fischio finale prima di lasciare il campo. Nella lista vanno tutti i convocati, anche chi non è entrato: quello zero è il dato che serve di più ed è l'unico che non si scrive da solo.
Perché non basta ricordarsi quanto ha giocato un ragazzo?+
Perché la memoria non è imprecisa, è sbilanciata. L'ingresso in campo è un evento e si registra, la domenica in panchina è un vuoto e sparisce. Quindi la stima è sempre in eccesso, e lo è di più proprio sui ragazzi che stai facendo giocare poco.
Quali numeri si guardano dopo otto giornate?+
Tre: i minuti totali, quante volte è entrato sulle volte in cui l'hai convocato, e i minuti medi delle partite in cui gioca. Il terzo distingue chi ha fatto tre gare intere da chi è entrato otto volte a venti minuti dalla fine, che a totale uguale hanno vissuto due stagioni diverse.
Nel settore giovanile i minuti vanno divisi in parti uguali?+
Il conteggio non serve a questo. Misura cosa è successo, non stabilisce una quota. Una squadra in cui tutti hanno lo stesso totale non è una squadra più giusta: è una squadra in cui non hai deciso niente.
Le amichevoli contano nel conteggio dei minuti?+
Decidilo una volta a settembre e non cambiare a metà stagione. Per il ragazzo e per casa sua quei minuti sono minuti, quindi conviene tenerli, ma in una colonna separata da quelli di campionato.
Posso dire a un ragazzo quanti minuti giocherà domenica?+
Meglio di no. Una promessa di minuti dipende da un'espulsione, da un infortunio o dal punteggio al ventesimo, cioè da cose che non controlli. Se vuoi dire qualcosa di vero prometti la convocazione: quella dipende solo da te.
Vedi anche: Chi gioca e chi no: i criteri delle convocazioni nel giovanile, Diario tecnico di stagione: cosa annotare dopo ogni seduta, Come parlare ai genitori nel calcio giovanile.
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