
Chi gioca e chi no: i criteri delle convocazioni nel giovanile
Il sabato mattina non decidi chi merita. Applichi un criterio — se ce l'hai. Se non ce l'hai decidi con la pancia, e poi passi la settimana a difendere una scelta che non sai spiegare nemmeno a te stesso.
Sul tema esistono due tipi di materiale. I comunicati federali, che dicono cosa impone il regolamento. E gli articoli sul far sentire importante chi resta fuori, che sono giusti e non ti servono a niente alle nove di sabato con diciotto convocati e undici maglie da assegnare. In mezzo manca la cosa concreta: come si decide, come lo si dichiara, e come lo si regge a novembre.
Cosa dice il regolamento, e dove finisce
Il Comunicato Ufficiale n.1 del Settore Giovanile e Scolastico per la stagione 2026/2027, al paragrafo sulle sostituzioni, stabilisce che nelle gare ufficiali le società possono sostituire sette calciatori, indipendentemente dal ruolo. In distinta si indicano non più di nove riserve.
Adesso rileggi la frase e cerca l'obbligo di far giocare qualcuno. Non c'è.
Il regolamento ti dice il massimo che puoi cambiare. Non il minimo che qualcuno deve giocare.
Nelle categorie di base la questione non si pone, perché non è affidata a te: sta dentro il formato. Le gare dei Pulcini si giocano in tre o quattro tempi da quindici minuti, quelle degli Esordienti in tre o quattro da venti, con multipartita e 4° Tempo, e nei formati dedicati le sostituzioni sono obbligatorie. Il dettaglio sta nelle Norme Regolamentari delle Categorie di Base. La partecipazione di tutti è costruita nel modo in cui si gioca, non lasciata a chi compila la distinta.
Poi arrivi ai Giovanissimi e quel meccanismo sparisce. Da lì in avanti l'unica cosa che regola i minuti dei tuoi ragazzi sei tu.
Tre criteri che reggono
Un criterio serve se ha una proprietà sola: il ragazzo deve poter capire da solo se lo sta rispettando. Se per saperlo deve chiedere a te, non è un criterio, è un giudizio.
La presenza agli allenamenti
È il più solido di tutti, e per un motivo preciso: è un numero, e quel numero lo controlla lui. Non dipende dal piede, dalla crescita, da quanto gli sei simpatico.
Funziona se lo dichiari nella forma giusta. Non "chi non si allena non gioca", che è un ricatto e alla terza assenza per influenza ti mette in un angolo. Meglio: chi c'è sempre parte davanti a chi c'è a metà, a parità di tutto il resto. È una precedenza, non una porta chiusa.
Il comportamento nel gruppo
Qui si sbaglia quasi sempre, perché si usa la parola "atteggiamento" e l'atteggiamento non è verificabile. Diventa il contenitore dove finisce tutto quello che non sai spiegare.
Rendilo osservabile. Arriva in orario. Non contesta la decisione dell'arbitro nel torello. Nel riscaldamento fa il lavoro anche quando nessuno guarda. Aiuta a portare dentro il materiale. Sono comportamenti che un ragazzo di quattordici anni riconosce, e che due allenatori diversi valuterebbero allo stesso modo. "Ha l'atteggiamento giusto" no.
Il rendimento della settimana, non della domenica
Il terzo criterio è tecnico, ed è quello che ti tiene un allenatore invece di un contabile delle presenze. Ma va guardato dove succede davvero: in allenamento.
Un ragazzo che in settimana ha finalmente tenuto la posizione da mezzala per tre sedute di fila ha guadagnato la maglia, anche se domenica scorsa aveva sbagliato il gol. Se valuti solo la partita, valuti novanta minuti su trecento e li valuti nel momento in cui contano di più, cioè quando la lucidità è più bassa.
Il quarto criterio, quello che non dichiari mai
C'è, e lo sai. È il risultato.
Ti serve vincere la partita di domenica e allora fai giocare i tre più forti tutti i minuti. Non è un peccato mortale e nessuno che abbia allenato può fingere che non gli sia mai successo. Diventa un problema quando resta implicito: perché quel giorno stai applicando un criterio che i ragazzi non conoscono, mentre gliene hai dichiarato un altro. Quella è la crepa da cui entra tutto il resto.
Dichiararli, e quando
La prima settimana. Non a stagione iniziata, non dopo la prima esclusione contestata.
Ai ragazzi, in tre minuti, con parole loro e in piedi in mezzo al campo — non con un foglio letto. Tre criteri, non otto. Chi si allena sempre parte davanti. Chi si comporta bene nel gruppo parte davanti. Chi in settimana fa vedere le cose che chiediamo parte davanti. Poi la frase che vale più delle altre: nessuno di questi tre riguarda quanto sei bravo adesso.
Ai genitori la stessa cosa, con le stesse parole, alla riunione di inizio stagione. Non una versione più diplomatica: la stessa. Le due versioni diverse si incontrano sempre, di solito nel parcheggio.
Tenere il conto, altrimenti non è un criterio
Un criterio che non misuri è un'opinione con una struttura più elegante.
Segna entrata e uscita di ogni giocatore subito dopo la partita, prima di salire in macchina. Non serve altro. Due colonne, minuto di entrata e minuto di uscita. Trenta secondi.
Poi lascia passare otto giornate e guarda i totali. È lì che succede la cosa interessante, e succede quasi a tutti: il ragazzo che eri convinto di far giocare abbastanza sta a meno della metà dei minuti che gli attribuivi. Non perché tu sia in malafede. Perché la memoria conserva le volte in cui l'hai messo dentro e cancella le domeniche in cui è rimasto seduto, che sono più numerose e meno memorabili.
Senza quel totale, alla domanda "quanto ha giocato mio figlio" rispondi con una sensazione. E una sensazione, contro un genitore che ha contato davvero, perde sempre.
Vale lo stesso per le presenze agli allenamenti. Se il criterio numero uno è la presenza, quel dato deve esistere da qualche parte che non sia la tua testa. Sullo stesso principio si regge il diario tecnico di stagione: quello che non scrivi la sera stessa, a fine stagione non è mai successo.
Quando la regola va rotta
Va rotta, ogni tanto. Il ragazzo che ha perso il nonno. Quello che ha la settimana degli scritti. Quello che si è allenato male per un mese e che senti che stai perdendo per sempre se resta fuori un'altra volta.
La differenza tra rompere la regola e sfasciare il criterio sta in una cosa sola: dirlo. "Oggi Marco gioca titolare anche se ha saltato due allenamenti, e vi spiego perché" tiene in piedi il sistema, perché conferma che il sistema esiste e che tu sai quando lo stai sospendendo. La stessa scelta fatta in silenzio lo distrugge, perché insegna al gruppo che i criteri valgono finché non ti conviene.
Una deroga dichiarata è un'eccezione. Una deroga taciuta è la prova che non c'era nessuna regola.
La conversazione di novembre
Arriva sempre, verso la quinta o sesta giornata. Non prima, perché fino a lì i genitori danno fiducia.
Dove e quando. Non in tribuna. Non nei dieci minuti dopo la partita, dove nessuno dei due è nelle condizioni di ragionare. Rispondi che ne parlate volentieri e fissi un momento in settimana, magari prima dell'allenamento. Il rinvio non è una fuga: è la cosa che cambia il tono della conversazione più di qualsiasi frase.
Con cosa arrivi. Con i numeri veri. Presenze agli allenamenti, minuti giocati, e i due o tre punti tecnici su cui il ragazzo sta lavorando. Non per vincere una discussione, ma perché è l'unico modo di spostarla dalle intenzioni ai fatti.
Cosa dici. Parla di cosa serve per giocare di più, non di cosa manca. Sono la stessa informazione e producono due conversazioni diverse. "Gli manca velocità" chiude. "Nelle prossime settimane guardo se tiene la posizione quando la squadra riparte, e in allenamento ci stiamo lavorando" apre, e soprattutto dà al ragazzo qualcosa da fare lunedì.
Due frasi da non dire mai: "dipende da lui" — vago, e scarica tutto su un quattordicenne — e "adesso ci servono i risultati", che è la confessione che il criterio dichiarato a settembre non era quello vero. Se ti serve approfondire il registro giusto, l'abbiamo scritto in come parlare ai genitori nel calcio giovanile.
Errori comuni
- Criteri troppi — otto criteri non sono un sistema, sono la garanzia di poterne pescare uno adatto a qualsiasi scelta già fatta. Tre.
- Criteri non verificabili — "atteggiamento", "voglia", "mentalità". Se non lo può osservare anche un altro allenatore, non è un criterio.
- Convocare venti e farne giocare tredici — è il modo più rapido di trasformare una convocazione in una punizione. Decidi prima quanti ne fai entrare, poi decidi chi porti.
- Il conto tenuto a memoria — dopo sei giornate la memoria ti mente, e ti mente sempre nella direzione che ti fa comodo.
- Cambiare criterio a metà stagione senza dirlo — se cambia qualcosa, si annuncia. Come a settembre.
Cosa fare adesso
Prima della prima giornata, scrivi tre righe. I tuoi tre criteri, in ordine di peso. Poi diglielo ai ragazzi lunedì e ai genitori alla riunione di inizio stagione, con le stesse identiche parole.
Da domenica, dopo ogni partita, segna entrata e uscita di ognuno prima di andartene dal campo. A metà novembre avrai un totale che nessuno può contestare — e, cosa che conta di più, che puoi contestare tu a te stesso.
Il criterio scritto non ti farà fare la scelta giusta. Ti permetterà di spiegare quella che hai fatto. Il che, quando dall'altra parte c'è un ragazzo di quindici anni che ci tiene, è quasi la stessa cosa.
Domande frequenti
Domande frequenti
Nel settore giovanile devono giocare tutti?+
Nelle categorie di base la partecipazione di tutti è costruita dentro il formato di gioco, non lasciata alla scelta dell'allenatore. Nelle categorie agonistiche quel meccanismo non c'è più e la decisione torna in mano a te: è lì che serve un criterio dichiarato.
Quali criteri si possono usare per decidere le convocazioni?+
Tre reggono meglio degli altri perché sono verificabili: presenza agli allenamenti, comportamento nel gruppo, rendimento della settimana. Il risultato di domenica non è un criterio, è una conseguenza.
Va detto ai ragazzi come si decide chi gioca?+
Sì, e va detto la prima settimana. Un criterio annunciato prima è una regola. Lo stesso criterio spiegato dopo una scelta contestata sembra una scusa.
Quante sostituzioni si possono fare nelle gare del settore giovanile?+
Sette, indipendentemente dal ruolo, e in distinta si possono indicare non più di nove riserve. Lo stabilisce il Comunicato Ufficiale n.1 del Settore Giovanile e Scolastico per la stagione 2026/2027.
Come si tiene il conto dei minuti giocati?+
Segnando entrata e uscita di ogni giocatore subito dopo la partita, quando ce l'hai ancora in testa. Dopo otto giornate il totale ti dice cose che la memoria non ti dice.
Cosa rispondere al genitore che chiede perché suo figlio gioca poco?+
Non in tribuna e non a caldo. Fissa un momento, arriva con i numeri veri di presenze e minuti, e parla di cosa serve per giocare di più invece che di cosa manca.
Vedi anche: Minutaggio nel giovanile: come tenere il conto dei minuti giocati, Riunione genitori di inizio stagione: la scaletta in 9 punti, Diario tecnico di stagione: cosa annotare dopo ogni seduta.
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