
Il ragazzo che salta gli allenamenti: cosa gli dici, e se lo convochi
Martedì non c'era. Giovedì nemmeno. Domenica alle nove è al campo, scarpini già allacciati, e ti chiede a che ora è il riscaldamento.
La tentazione è chiudere la questione in un secondo: parte dalla panchina, così impara. A volte è la scelta giusta. Spesso è una risposta a una domanda che non ti sei ancora fatto: perché non viene?
Ottobre è il mese in cui le presenze calano. Arrivano le prime verifiche, fa buio alle sei, il calcetto con gli amici costa meno fatica. Capire il motivo prima di decidere ti evita di punire il ragazzo sbagliato.
Prima i numeri, poi la sensazione
«Non viene mai» è quasi sempre un'esagerazione. A volte è vero, a volte ha saltato due sedute su nove e ti sono rimaste in mente perché erano quelle dell'esercitazione che ti interessava.
Prima di parlare con chiunque, apri il registro e conta:
- Quante sedute ha saltato nelle ultime tre settimane, su quante.
- Quali giorni. Sempre il giovedì è un indizio, a caso è un altro.
- Se ha avvisato, e chi: lui, un genitore, un compagno.
- Da quando. Un ragazzo che c'era sempre e ha smesso a fine settembre ha una storia diversa da uno che a settembre non è mai venuto.
I cinque motivi veri, e cosa fai per ciascuno
Le assenze hanno quasi sempre una di queste cinque cause. Ognuna chiede una risposta diversa, e la panchina ne risolve una sola.
La scuola
Da metà ottobre arrivano verifiche e interrogazioni. Dagli Allievi in su, e con i genitori che controllano i voti, è il motivo più frequente.
Qui non si punisce, si concorda. Chiedi di essere avvisato il giorno prima, non la sera stessa su WhatsApp. Nelle settimane più pesanti accetta una seduta sola, per un periodo definito: «Fino a fine mese va bene il giovedì, poi torniamo a tre». Un ragazzo che avvisa e mantiene l'accordo non è un ragazzo che salta.
Non gioca mai
È il motivo che nessuno dice ad alta voce, e quello che pesa di più. Se un ragazzo parte dalla panchina da sei domeniche ed entra a dieci minuti dalla fine, prima o poi fa due conti: perché devo venire il martedì?
In questo caso togliergli la partita non gli toglie niente. L'assenza è la risposta al minutaggio, e il problema è tuo prima che suo. Guarda i minuti giocati, e se non li segni parti da lì con il conteggio dei minuti. Poi dagli un motivo concreto per venire: un ruolo da provare in settimana, una partita in cui parte titolare se c'è a tutte le sedute.
Passaggi in macchina e orari della famiglia
Due genitori che lavorano fino alle sette, un fratello con un altro sport alla stessa ora, il campo a venti minuti di macchina. Il ragazzo verrebbe, ma nessuno lo porta.
È un problema di logistica e si risolve con gli adulti. Parla con la famiglia, metti in contatto chi abita vicino, e se serve chiedi alla società se c'è un dirigente che passa da quella zona. Non è il tuo lavoro, ma un passaggio sistemato ti restituisce un giocatore per tutta la stagione.
Un altro sport, o il calcetto con gli amici
Dai Giovanissimi in su molti ragazzi fanno anche basket, nuoto, o giocano a calcetto con i compagni di classe. Qualcuno salta l'allenamento per una partita a cinque.
È una scelta, e va trattata come tale. Non si fa la predica: si chiede chiaramente cosa vuole fare. Se vuole restare in squadra, ci sono delle presenze minime, e vale per tutti. Se il calcio è diventato il secondo sport, è meglio saperlo a ottobre che a marzo.
Qualcosa nel gruppo
Il motivo più delicato. Un compagno che lo prende di mira, uno spogliatoio dove non si trova, una frase detta in allenamento che gli è rimasta addosso. Il ragazzo non te lo dice, perché dirlo sembra fare la spia.
I segnali sono indiretti: arriva sempre per ultimo, si cambia da solo, in partitella non chiama mai palla. Qui si va piano, a tu per tu e senza fretta. Se emerge qualcosa che somiglia al bullismo, smette di essere una questione di presenze: va affrontata con la società e con la famiglia, subito.
La conversazione: a tu per tu, una domanda sola
La conversazione si fa prima o dopo l'allenamento, lontano dai compagni. Mai durante il riscaldamento davanti a tutti, e mai con una battuta.
L'ironia è la tentazione più forte. «Oh, guarda chi si rivede» fa ridere gli altri, e al ragazzo dice che la sua assenza è diventata uno spettacolo. Se il motivo è uno degli ultimi due, l'hai appena allontanato di più.
Apri con un fatto e una domanda:
«Nelle ultime tre settimane sei venuto a tre allenamenti su nove. Cosa succede?»
Poi stai zitto. La prima risposta è quasi sempre «niente» o «la scuola». Se è la scuola, chiedi quali giorni. Se è «niente», non insistere: gli dici cosa ti serve («ho bisogno di sapere prima se non vieni») e ci torni la settimana dopo. Spesso il motivo vero arriva alla seconda conversazione, non alla prima.
Quando coinvolgere i genitori
Non subito, e non scavalcando il ragazzo. Dagli Esordienti in su prima si parla con lui. Con i più piccoli, che in campo non ci vanno da soli, il genitore è spesso il primo interlocutore.
Coinvolgi la famiglia in tre casi:
- Il motivo è logistico, cioè orari o passaggi.
- Le assenze continuano dopo che avete parlato e il ragazzo non ti dà una spiegazione.
- Il motivo riguarda il gruppo, e c'è qualcosa che la famiglia deve sapere.
Arriva con i numeri delle presenze, non con le impressioni. E il giorno dopo manda due righe scritte con quello che vi siete detti. Non serve a difenderti: serve a evitare che tra un mese ognuno ricordi una versione diversa. Le regole sulle assenze, del resto, sarebbero dovute passare già dalla riunione genitori di inizio stagione. Se non è successo, questo è il momento di dirle.
Lo convochi o no?
Dipende da due cose: da cosa avevi detto prima e da come è andata l'assenza.
La regola che regge una stagione intera è quella che abbiamo descritto nei criteri delle convocazioni: chi c'è sempre ha la precedenza su chi c'è a metà, a parità di tutto il resto. È una precedenza, non una porta chiusa.
In pratica, tre casi:
- Assenza avvisata e motivata (scuola, malattia, famiglia). Lo convochi come gli altri. Se ha saltato tutta la settimana, magari parte dalla panchina perché non ha preparato la partita, e glielo dici così.
- Assenza senza avviso, una volta. Lo convochi, ma il posto da titolare va a chi c'era. Glielo dici prima della partita, non lo scopre leggendo la formazione.
- Assenze ripetute senza avviso, dopo che ne avete parlato. Qui la non convocazione ha senso, perché la regola era chiara e lui la conosceva. Una domenica, detta in privato, con la porta aperta per la settimana dopo.
Il caso più difficile è quando a saltare è il giocatore più forte. La regola vale anche per lui. Puoi decidere di fare un'eccezione, ma devi dirla ad alta voce e spiegarla. Fatta in silenzio, insegna a venti ragazzi che le regole dipendono da chi sei.
Errori comuni
- Decidere a sensazione. «Non viene mai» senza aver contato porta a punire il ragazzo sbagliato.
- Prenderlo in giro davanti al gruppo. La battuta di benvenuto sembra innocua e chiude la porta a ogni spiegazione.
- Usare la panchina con chi in panchina c'è sempre. Non è una punizione, è la sua domenica normale.
- Mettere la regola dopo il caso. Se le conseguenze delle assenze non erano state dette, applicarle adesso sembra una vendetta.
- Chiudere alla prima conversazione. Il motivo vero arriva spesso alla seconda, se la prima non è stata un processo.
Cosa fare adesso
Stasera prendi il registro delle ultime tre settimane e scrivi i nomi di chi è sotto la metà delle sedute. Di solito sono due o tre.
Per ognuno prova a indovinare il motivo tra i cinque, poi verifica: una conversazione a tu per tu entro la prossima seduta, un fatto e una domanda. Scrivi quello che vi siete detti, e se tieni un diario tecnico della stagione aggiungilo lì.
Prima della prossima partita, decidi per ciascuno se è convocato e dove parte, e diglielo prima che legga la formazione.
Domande frequenti
Se un ragazzo salta gli allenamenti va escluso dalla partita?+
Dipende dal motivo e da come è stato comunicato. Un'assenza avvisata e motivata non va punita. Un'assenza senza avviso può costare il posto da titolare, non la convocazione. L'esclusione ha senso solo se la regola era stata detta prima, a tutti.
Quante assenze sono troppe?+
Non c'è un numero valido per tutti. Un segnale pratico: due settimane di fila sotto la metà delle sedute. Lì non è più un caso, ed è il momento di parlarne col ragazzo e, se serve, con la famiglia.
Come gestisco le assenze per la scuola?+
Le concordi invece di subirle. Chiedi di essere avvisato il giorno prima e, nei periodi pieni di verifiche, accetta una seduta sola a settimana per un tempo limitato. Un ragazzo che avvisa non è un ragazzo che salta.
Quando devo coinvolgere i genitori?+
Quando le assenze sono ripetute e il ragazzo non ti dà una spiegazione, oppure quando il motivo è logistico, come orari o passaggi in macchina. Prima parli con lui, poi con loro, con i numeri delle presenze davanti.
E se quello che salta è il più forte della squadra?+
La regola vale anche per lui, altrimenti smette di valere per tutti. Puoi decidere di fare un'eccezione, ma devi dirla ad alta voce e spiegarla. L'eccezione fatta in silenzio insegna al gruppo che le regole dipendono da chi sei.
Vedi anche: Chi gioca e chi no: i criteri delle convocazioni nel giovanile, Minutaggio nel giovanile: come tenere il conto dei minuti giocati.
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