
Cosa dire ai ragazzi nell'intervallo, e cosa tenere per lunedì
Rientrate sotto di due. Nel primo tempo hai visto dieci cose che non andavano, e le hai in fila nella testa mentre attraversi il campo.
Hai un intervallo che sulla carta dura dieci o quindici minuti. Due se ne vanno per arrivare in panchina o in spogliatoio, tre per bere e riprendere fiato. Ne restano cinque, forse meno.
I ragazzi, di quei cinque minuti, ne ricorderanno una cosa. Il lavoro è decidere quale.
Quanto tempo hai davvero
Il primo errore dell'intervallo non è cosa dici. È cominciare a parlare subito.
Nei primi due minuti un ragazzo ha il fiato corto, la gola secca e la testa ancora sull'ultima azione. Qualunque cosa gli dici in quel momento la sente come rumore. Lascialo bere, sedersi, sistemarsi un calzettone.
Tu nel frattempo fai la cosa più utile dell'intervallo: guardi. Chi si siede lontano dagli altri. Chi discute con un compagno. Chi ha la faccia di chi ha già deciso che la partita è andata.
Poi si parla. La scaletta regge in quasi tutte le categorie:
- Due minuti di silenzio operativo: acqua, fiato, cose pratiche.
- Due o tre minuti al gruppo: una correzione, al massimo due.
- Un minuto ai singoli: chi ha bisogno di una frase sua, e chi entra.
- L'ultima frase prima di rientrare: breve, sempre la stessa idea della correzione.
Una correzione sola, con un nome sopra
Delle dieci cose che hai visto, nove le porti a lunedì. Nell'intervallo ne va una.
Il criterio per sceglierla è semplice: la situazione che si ripeterà di sicuro nel secondo tempo e che costa di più. Non l'errore più vistoso, non quello che ti ha fatto arrabbiare. Quello che tornerà.
Poi va detta in modo che si possa eseguire. «Dobbiamo stare più corti» non si esegue: nessuno sa chi deve accorciare e quando. «Quando la palla è sulla loro fascia destra, Marco, tu vieni dentro cinque metri» si esegue. Contiene una situazione, un nome e un gesto.
Una buona correzione dell'intervallo passa tre controlli:
- Riguarda una situazione di gioco, non un atteggiamento.
- Ha un destinatario: una persona o un reparto, non «voi».
- Si vede entro dieci minuti dall'inizio del secondo tempo, così la puoi confermare o aggiustare.
La lavagna aiuta, ma con una freccia sola. Otto frecce disegnate in fretta sono il primo tempo spiegato a te stesso.
Non cercare il colpevole
Il gol preso nasce quasi sempre da un errore individuale, e nell'intervallo tutti sanno di chi è. Lo sa soprattutto lui.
Qui c'è una distinzione che decide il secondo tempo. L'errore di scelta e l'errore di esecuzione non sono la stessa cosa.
Se il difensore ha provato a giocare corto sotto pressione perché è quello che gli chiedi da agosto, e il passaggio è uscito male, la scelta era giusta. Se nell'intervallo lo tratti come il responsabile del gol, il messaggio che arriva a tutta la squadra è uno solo: la cosa che il mister ci chiede è pericolosa, meglio non farla. Nel secondo tempo la palla la butteranno via tutti.
La frase giusta è breve e va detta davanti agli altri: «La scelta era giusta. La rifai.» Costa tre secondi e protegge il modo di giocare che stai costruendo.
Se invece l'errore era di scelta (una palla lunga a caso, un fallo inutile) se ne parla. Ma a lunedì, da soli, con calma.
Chiedi, prima di dire
Dai 13-14 anni in su i ragazzi vedono dal campo cose che tu dalla panchina non vedi. Chi sta marcando il loro numero 10 sa benissimo che gli scappa sempre alle spalle.
Una domanda sola, prima della correzione: «Cosa sta succedendo sulla nostra fascia sinistra?» Non «cosa non va», che invita alle lamentele. Una domanda su un punto preciso del campo.
Due vantaggi. Il primo: a volte la risposta è migliore della correzione che avevi in mente. Il secondo: una soluzione trovata da un ragazzo la applica con un'altra convinzione.
Nelle categorie di base funziona meno. Sotto i 12 anni la domanda aperta produce silenzio o dieci risposte insieme. Lì la domanda va chiusa: «Il loro portiere rinvia sempre dallo stesso lato. Quale?»
Il minuto per i singoli
È la parte che quasi tutti saltano, perché il tempo è finito e l'arbitro sta già chiamando.
Tieni l'ultimo minuto per due tipi di ragazzi.
Chi entra. Deve sapere tre cose: quando, al posto di chi, a fare cosa. «Entri al 10' del secondo tempo per il 7, e il tuo lavoro è andare sul loro terzino quando imposta.» Un ragazzo che entra senza sapere perché ci mette cinque minuti a capire la partita, e cinque minuti su trenta sono tanti.
Chi ha la testa bassa. Non serve un discorso. Serve una frase vera, detta a lui e non al gruppo, che gli ricordi una cosa fatta bene nel primo tempo. Deve essere precisa: «Il pressing sul loro centrale l'hai fatto solo tu» vale dieci volte un «dai che ci sei». Su come si nomina un punto di forza in modo che regga c'è la guida su come dire a un giocatore in cosa è forte.
Un ragazzo che sta per crollare non si rimette in piedi con un incoraggiamento generico. Si rimette in piedi con un fatto.
Se state vincendo
L'intervallo più difficile non è sotto di due. È sopra di uno.
La squadra rientra contenta, il rischio è che il secondo tempo cominci col freno tirato. Il discorso cambia forma ma non regole: una cosa sola, concreta, e deve essere una cosa da continuare a fare, non un generico «restiamo concentrati».
«Il gol è nato perché abbiamo recuperato palla alta. Nei primi dieci minuti del secondo tempo si pressa uguale.» È una correzione come le altre, solo scritta in positivo.
Cosa cambia con l'età
Le regole restano le stesse. Cambiano la quantità di parole e il modo di dirle.
Nelle categorie di base
Pulcini ed Esordienti giocano più tempi e le pause sono corte. Il ragazzo di dieci anni non trattiene una correzione tattica: trattiene un'immagine. «Quando la palla ce l'hanno loro, tutti a casa» funziona più di qualunque spiegazione sulle distanze. Una frase, ripetuta uguale a ogni pausa, e il resto del tempo a bere e a divertirsi.
Giovanissimi e Allievi
È l'età in cui l'intervallo rende di più. Capiscono una correzione di reparto, reggono una domanda aperta e ricordano cosa gli hai detto la settimana prima. È anche l'età in cui un rimprovero davanti al gruppo pesa di più, perché il gruppo è il pubblico che conta. Le frasi individuali, a quattr'occhi.
Juniores e prima squadra
Qui il margine è la credibilità. Un giocatore adulto ascolta una correzione solo se è precisa e se si vede che l'hai notata tu, non che la stai recitando. Meno parole ancora, e più spazio a chi in campo ha già capito cosa non funziona: spesso il capitano ti anticipa, e va lasciato parlare.
Errori comuni
- Parlare dell'arbitro. Ogni minuto speso sull'arbitro è un minuto che giustifica la partita. I ragazzi ci si appoggiano subito.
- Il discorso sul carattere. «Tirate fuori quello che avete» non contiene niente da fare. Chi ha già dato tutto si sente accusato, chi non ha dato niente non cambia.
- La lista. Cinque correzioni una dopo l'altra producono zero correzioni. Il ragazzo esce ricordando che il mister era scontento.
- Urlare. Un ragazzo spaventato gioca per non sbagliare. Se vuoi il silenzio, abbassa la voce.
- Dimenticarsi la panchina. Chi non gioca ascolta un discorso che non lo riguarda. Una frase anche per loro li tiene dentro la partita.
Cosa fare adesso
Prima della prossima partita scrivi su un foglio due righe: la situazione di gioco che ti aspetti di dover correggere e il nome di chi, secondo te, avrà bisogno di una frase all'intervallo. Spesso sbaglierai la prima e indovinerai la seconda.
Dopo la partita annota cosa hai detto nell'intervallo e cosa è cambiato nei primi dieci minuti del secondo tempo. Dopo cinque o sei partite vedrai quali correzioni la tua squadra riesce ad applicare in corsa e quali no. È un'informazione che non trovi in nessun manuale, e ti serve ogni domenica. Su come tenerla senza farne un secondo lavoro c'è il diario tecnico della stagione.
Domande frequenti
Domande frequenti
Quanto deve durare il discorso dell'intervallo?+
Due o tre minuti di parlato, non di più. Il resto dell'intervallo serve a bere, recuperare il fiato e sistemare le cose pratiche. Oltre i tre minuti i ragazzi smettono di ascoltare e ricordano solo il tono.
Quante correzioni si possono dare nell'intervallo?+
Una, al massimo due. Deve essere concreta, riguardare una situazione che si ripeterà nel secondo tempo e avere un nome sopra: chi deve fare cosa. Il resto va annotato e portato all'allenamento di lunedì.
Si può alzare la voce nell'intervallo?+
Può capitare, ma quasi mai funziona. Un ragazzo spaventato gioca per non sbagliare, non per fare la cosa giusta. Se serve alzare il livello di attenzione basta abbassare la voce e parlare più lento: il gruppo si zittisce da solo.
Cosa dire a un ragazzo che ha sbagliato ed è costato un gol?+
Se la scelta era giusta e l'esecuzione no, diglielo esplicitamente e chiedigli di rifarla. Se punisci l'errore su una scelta che gli hai chiesto tu, nel secondo tempo non la rifarà più nessuno.
Nell'intervallo si parla anche a chi non gioca?+
Sì, ed è il minuto che si dimentica più spesso. Chi entrerà nel secondo tempo deve sapere quando, dove e a fare cosa. Chi resta fuori deve sentire che è ancora parte della partita.
Vedi anche: Dopo la prima di campionato: cosa puoi giudicare e cosa no, Minutaggio nel giovanile: come tenere il conto dei minuti giocati, Riscaldamento pre-partita per Giovanissimi: esempio pratico da 20 minuti.
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