Allenatore in piedi a bordocampo con un foglio in mano negli ultimi minuti di una partita

Dopo la prima di campionato: cosa puoi giudicare e cosa no

Team GameMind
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Lunedì mattina. La prima è andata e in testa hai dieci impressioni che si contraddicono fra loro. Chiedi a qualcuno e ti risponde la cosa che ti risponderebbe chiunque: è presto per dire.

Vero. Ma «è presto per dire» non è un metodo, è un modo educato di non rispondere.

Novanta minuti sono pochi per certe cose e sono già abbastanza per altre. La differenza non sta nel numero di partite che hai giocato. Sta in cosa stavi guardando.

Perché una partita basta per certe cose e non per altre

Prendi due frasi che potresti aver detto uscendo dal campo domenica.

Il numero 8 ha fatto una brutta partita.

Negli ultimi venti minuti non stavamo più in piedi.

Sembrano dello stesso tipo. Non lo sono per niente.

La prima riguarda una cosa che cambia da domenica a domenica: la giornata di un ragazzo dipende da chi aveva davanti, da come ha dormito, da quanto ha corso a vuoto nel primo tempo. Una sola osservazione non ti dice niente, perché il caso pesa più del segnale.

La seconda riguarda una cosa che il caso non tocca. La condizione di fine agosto è quella che è, ed è il prodotto di sei settimane di lavoro. Non è in gioco: è già stata decisa. Novanta minuti bastano a fartela vedere.

Le cinque cose che la prima partita ti dice davvero

La tenuta negli ultimi venti minuti

Se al 70' le distanze fra i reparti si allungano e la squadra si spezza in due, non hai visto un episodio. Hai letto il referto del precampionato.

Un'attenzione sola: un calo che arriva subito dopo aver preso gol non è lo stesso calo. Lì la causa può essere la testa. Guarda il minuto in cui le distanze si allungano, non quello in cui cambia il punteggio. Se i due coincidono, sospendi il giudizio e riguarda domenica prossima.

I primi cinque secondi dopo aver perso palla

La transizione negativa è un'abitudine, non una decisione. Nessuno, dopo aver perso il pallone, si ferma a valutare se conviene riaggredire: fa quello che ha imparato a fare.

Per questo si legge alla prima esposizione. Se domenica non ha accorciato nessuno, non accorcerà nemmeno alla quinta giornata — non perché siano svogliati, ma perché quel movimento non gliel'ha ancora costruito addosso nessuno.

Si guarda anche da bordo campo, senza strumenti: conta quanti giocatori si muovono verso palla nei primi istanti. Zero, uno o tre sono tre squadre diverse.

Le palle inattive

Sono l'unica situazione che hai preparato in allenamento e che in partita si ripresenta identica a come l'hai provata. Nessun avversario la modifica: il pallone è fermo, i tuoi riferimenti sono quelli.

Se il primo corner è uscito confuso, con due che vanno sullo stesso pallone e nessuno sul primo palo, non è sfortuna. È che l'hai provato una volta sola, il giovedì, alla fine della seduta, quando erano già stanchi.

Chi comanda quando le cose si mettono male

A luglio le gerarchie te le sei immaginate. Il capitano dell'anno scorso, quello che parla di più negli spogliatoi, quello che ti sembrava maturo.

Poi arriva il primo quarto d'ora storto e le gerarchie vere escono da sole. Chi alza la voce. Chi va a prendersi il pallone quando scotta. Chi sparisce. E soprattutto chi guardano gli altri quando serve una decisione.

Quest'ultima è l'informazione buona, ed è l'unica occasione dell'anno in cui la vedi senza cercarla. Non ha niente a che fare con la fascia.

Te stesso, in panchina

Quanto hai parlato. Quanti cambi hai fatto e a che minuto li hai fatti. Se il primo l'hai fatto al 60' perché lo avevi deciso o al 52' perché stavate sotto.

È la parte più scomoda e anche la più facile da verificare, perché i cambi hanno un minuto scritto sul referto e le parole no.

Le quattro cose su cui devi stare zitto

Il rendimento del singolo

Servono tre o quattro gare prima che quello che vedi smetta di essere rumore. Nel frattempo però il conto dei minuti lo puoi tenere da subito, ed è la sola cosa che alla quarta giornata ti permetterà di confrontare davvero — è lo stesso conto che serve quando arriva il momento di spiegare chi gioca e con quale criterio.

Il risultato

Una deviazione all'ottantottesimo cambia il risultato e non cambia niente di quello che è successo prima. Quei novanta minuti restano identici: le stesse distanze, le stesse scelte, gli stessi errori.

Il risultato è l'unico dato che tutti gli altri intorno a te useranno per giudicare la domenica. Ed è quello che ti dice meno.

Il modulo

Alla prima giornata non hai ancora automatismi: hai posizioni. Le posizioni le impari in sei settimane, i movimenti che le collegano in due mesi.

Nove volte su dieci quello che sembra un problema di sistema è un problema di distanze. La mezzala non è nel posto sbagliato: è a otto metri invece che a quindici dal mediano, e da lì non riceve mai.

Cambiare modulo dopo una partita vuol dire buttare via le sei settimane in cui l'hai costruito e ripartire da capo con altri riferimenti. Prima di toccarlo, guardalo tre volte.

I nuovi arrivati e il portiere

Per motivi opposti, entrambi sono illeggibili adesso.

Chi è arrivato ad agosto sta ancora imparando come si muovono i compagni: sbaglia tempi che nel suo vecchio contesto non sbagliava. Quello che vedi è l'inserimento, non il giocatore.

Il portiere è illeggibile per aritmetica: in una gara di dilettanti può essere chiamato in causa due volte. Due interventi non sono una valutazione, sono due interventi.

Come si guarda una partita mentre la stai allenando

C'è un problema pratico che quasi nessuno nomina: domenica non stavi analizzando niente. Stavi allenando.

Sei da solo o quasi. Fai i cambi, mandi a scaldare, tieni d'occhio l'arbitro, senti quello che urlano da dietro la recinzione. In quelle condizioni non si osserva meglio. Si osservano meno cose.

Quindi, prima di scendere in campo, scegli due domande. Due, non tre. Scrivile su un foglio e mettitelo in tasca.

  1. Quanti giocatori si muovono verso palla nei primi secondi dopo che l'abbiamo persa?
  2. A che minuto le distanze fra i reparti cominciano ad allungarsi?

Hanno una caratteristica in comune: si rispondono con un numero. È questo che le rende utili. A fine partita hai due dati, non due sensazioni.

Tutto il resto lo perdi, e va bene perderlo. Due osservazioni vere valgono più di dieci impressioni.

Poi ci sono i trenta secondi subito dopo il fischio finale, prima di parlare con chiunque. Le risposte si scrivono lì. Non stasera, non domani: il tempo che passa non ti fa ricordare meglio, ti fa ricordare in modo più ordinato. Che è peggio, perché quell'ordine ce lo metti tu.

Lunedì: da impressioni a ipotesi

Adesso hai due numeri e una manciata di cose rimaste in testa. Il passaggio che salta quasi tutti è questo: la prima partita non produce conclusioni, produce ipotesi.

Per separarle basta contare.

  • Una volta: episodio. Non esiste, lascialo perdere.
  • Due volte nella stessa partita: ipotesi. Si verifica domenica prossima.
  • Tre volte, o due domeniche di fila: problema. Si allena.

E un'ipotesi va scritta in modo che domenica si possa dire se era giusta o sbagliata. «Siamo lenti a ripartire» non si verifica: è un'opinione. «Quando il terzino destro sale, alle sue spalle non copre nessuno» si verifica: la guardi e ti dà un sì o un no.

Vale la pena tenerle scritte tutte, anche quelle che non affronterai subito. Alla quarta giornata riconoscere che una cosa è la terza volta che capita è possibile solo se le prime due sono da qualche parte — ed è esattamente il lavoro che fa il diario tecnico della stagione.

Martedì: una correzione, non sei

Se la settimana ha due sedute, una correzione strutturale è già un impegno pieno. Aggiungerne una seconda significa farne male due. Chi esce dalla prima giornata con sei cose da sistemare ne sistema zero, e la domenica dopo si ritrova con le stesse sei più due nuove.

La scelta poi non è quella che sembra. La tentazione è correggere la cosa che è costata il gol. Quasi sempre è quella sbagliata: il gol è un evento singolo e può essere nato da un rimpallo.

Scegli invece quella che si è ripetuta di più, anche se non è costata niente. Ripetendosi ha già dimostrato di non essere un caso.

Le altre restano scritte e tornano quando tocca a loro. Su come far entrare una correzione dentro un microciclo che ha già i suoi carichi, la settimana tipo e la metodologia con cui si costruisce valgono più di qualsiasi improvvisazione del martedì.

Errori comuni

  • Fare la riunione video o il discorso lungo il martedì — arrivi con sei punti e la squadra ne porta via zero. Uno, detto in due minuti, resta.
  • Cambiare modulo dopo una partita — butti via sei settimane per risolvere un problema che quasi sempre è di distanze.
  • Mettere in fila i giocatori dal migliore al peggiore — con minuti diversi non sono confrontabili, e la classifica di lunedì te la porti dietro fino a dicembre.
  • Fidarsi della memoria di lunedì — non ricordi la partita, ricordi la versione della partita che ti sei raccontato domenica sera.
  • Trattare il risultato come un dato tecnico — è la sola cosa che leggono tutti gli altri, ed è la meno informativa che hai.

Cosa fare adesso

Se hai già giocato, prenditi dieci minuti e scrivi le due o tre cose che ti sono rimaste addosso, senza filtrarle. Poi passale al conteggio: quante volte è successo? Una sola resta fuori. Quello che sopravvive diventa la tua ipotesi per domenica prossima, e una sola di quelle diventa la seduta del martedì.

Se non hai ancora giocato, hai un vantaggio: scegli adesso le due domande e scrivile su un foglio prima del riscaldamento. È l'unica preparazione all'analisi che ti puoi permettere mentre alleni.

Alla seconda giornata saprai il doppio. Alla quarta avrai davanti una squadra vera invece di un'idea. Ma solo se quello che hai visto è scritto da qualche parte, e non nella memoria di lunedì mattina.

Domande frequenti

Domande frequenti

Si può valutare un giocatore dopo una sola partita?+

No, e non per una ragione morale: per una ragione di numeri. Una gara è un campione da uno, giocato in un contesto nuovo e con minuti diversi da compagno a compagno. Servono tre o quattro partite prima che quello che vedi smetta di essere rumore.

Cosa si può capire davvero dalla prima giornata di campionato?+

Le cose che non dipendono dal caso: la tenuta negli ultimi venti minuti, la reazione nei primi secondi dopo aver perso palla, le palle inattive, chi comanda nel gruppo quando le cose si mettono male. Sono abitudini e conseguenze del lavoro fatto, non episodi.

Cosa guardo durante la partita se sono da solo in panchina?+

Due cose, decise prima di scendere in campo e scritte su un foglio. Non tre. Tutto il resto lo perdi, ed è il prezzo giusto per portare a casa due osservazioni vere invece di dieci impressioni.

Il risultato della prima partita quanto conta nella valutazione?+

Come informazione tecnica, quasi zero. Una deviazione all'ottantottesimo ribalta il giudizio su tutto senza aver cambiato niente di quello che è successo nei novanta minuti.

Come si distingue un episodio da un problema vero?+

Contando. Una volta è un episodio. Due volte nella stessa partita è un'ipotesi da verificare domenica prossima. Tre volte, o due domeniche di fila, è un problema e va allenato.

Quante cose conviene correggere nella settimana dopo la prima partita?+

Una. Con due sedute a settimana, una correzione strutturale è già un impegno pieno. Chi esce dalla prima giornata con sei cose da sistemare ne sistema zero.

Vedi anche: Chi gioca e chi no: i criteri delle convocazioni nel giovanile, Cosa annotare nel diario tecnico della stagione.

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