Allenatore che dispone i coni per un esercizio all'inizio di un allenamento infrasettimanale

L'allenamento del martedì: come si sceglie l'esercizio dopo la partita di domenica

Team GameMind
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Lunedì hai ancora in testa la partita. Martedì hai due ore e mezza di uomini in campo e un foglio con dieci appunti, di cui otto scritti male. Il salto difficile della settimana è questo: trasformare quello che hai visto domenica in un esercizio che si possa fare davvero, con i giocatori che hai e i metri che hai.

Questo articolo riprende da dove finisce Dopo la prima di campionato: cosa puoi giudicare e cosa no. Lì si sceglie la correzione; qui la correzione diventa un esercizio con lo spazio, i numeri, una regola e un dettaglio da guardare.

Il problema del martedì: dieci appunti e una seduta sola

Il foglio del lunedì è quasi sempre lo stesso: non teniamo palla, seconde palle sempre loro, crossiamo e in area non c'è nessuno, il terzino sinistro esce sempre in ritardo. Sono osservazioni vere e sono inutilizzabili così come sono, per due motivi.

Il primo è che non contengono un gesto. «Non teniamo palla» descrive un risultato, non un'azione che qualcuno deve compiere in un momento preciso del campo. Un esercizio si costruisce solo attorno a un gesto ripetibile.

Il secondo è che sono troppe. Una squadra dilettante o giovanile, in una seduta, trattiene un messaggio. Se ne dai tre, la serata è pulita e la domenica non cambia niente: nessuno dei tre è stato ripetuto abbastanza da diventare un'abitudine.

Prima domanda: era una scelta o un'esecuzione?

Prima ancora di aprire il sacco dei coni, vale la pena separare due errori che si somigliano e che si allenano in modo opposto.

L'errore di esecuzione è quello di un giocatore che ha scelto la cosa giusta e l'ha fatta male: il difensore esce palla a terra come gli chiedi da agosto, e sbaglia il passaggio. Questo errore si allena, ed è esattamente il materiale del martedì: più ripetizioni, stessa situazione, meno pressione all'inizio e più pressione mano a mano.

L'errore di scelta è quello di un giocatore che ha fatto la cosa sbagliata nel momento sbagliato: la palla lunga a caso con tre compagni liberi, il fallo inutile a trenta metri dalla porta. Questo non si allena con un esercizio di tecnica, si allena con un vincolo che rende quella scelta impossibile o inutile — o si affronta a parole, da soli, in due minuti.

Se non li separi finisci per costruire una seduta intera di passaggi per risolvere un problema di lettura, e alla fine avrai una squadra che dà bene la palla nella stessa situazione in cui continuerà a scegliere male. Su cosa dire a caldo e cosa rimandare c'è Cosa dire ai ragazzi nell'intervallo.

Le quattro righe che trasformano un'intenzione in un esercizio

Un esercizio è scritto bene quando sta in quattro righe e un collaboratore potrebbe farlo girare senza di te. Se una delle quattro manca, in campo la si improvvisa, e quello che si improvvisa cambia ogni volta.

1. Lo spazio, in metri. Non «campo piccolo»: 30 per 25. Le dimensioni decidono il gioco più della regola. Campo stretto e corto: più duelli, più tecnica sotto pressione, meno respiro. Campo largo: più tempo per pensare, più cambi di fronte, meno intensità. Se sbagli i metri, l'esercizio allena l'opposto di quello che volevi.

2. I numeri. Quanti contro quanti, e dove sta la superiorità. La superiorità numerica non è una gentilezza verso chi attacca: è lo strumento per far comparire il gesto. Un 4 contro 2 fa comparire il passaggio smarcante; lo stesso esercizio a 3 contro 3 lo fa sparire.

3. Una regola, una sola. La regola serve a rendere obbligatorio il gesto che domenica non è comparso, non a rendere l'esercizio interessante. «Gol valido solo dopo che la palla ha attraversato il corridoio centrale» è una regola. «Due tocchi, niente passaggi indietro, gol solo di prima» sono tre regole, cioè nessuna: i giocatori ne rispettano una e si dimenticano le altre.

4. Cosa guardi. Il dettaglio osservabile che ti dice se sta funzionando, deciso prima di cominciare. Non «se giocano bene»: il corpo del terzino quando riceve, il momento in cui il play si muove, quanti arrivano in area. È anche la cosa che correggi a voce durante l'esercizio, e l'unica.

Tre cose viste domenica e l'esercizio che le allena

Tre problemi concreti, di quelli che compaiono davvero sul foglio del lunedì, e l'esercizio corrispondente scritto con le quattro righe. Le misure valgono per categorie dagli Esordienti in su e per gruppi da 14 a 18 presenti: sotto, si riducono i metri in proporzione.

1. «Non usciamo dalla pressione»

Il portiere rimette in gioco, i due centrali si passano la palla due volte, poi qualcuno la butta in tribuna. Il gesto che manca quasi sempre non è il passaggio: è il movimento del terzino, che resta basso e si fa trovare a due metri dal centrale invece che alto e largo.

  • Spazio: metà campo in larghezza, 35 metri di profondità, con due porticine sulla linea di metà campo e due jolly fermi sugli angoli alti.
  • Numeri: 6 contro 4. Portiere, due centrali, due terzini e un mediano contro quattro attaccanti. La superiorità serve: senza, la palla non esce mai e l'esercizio diventa una frustrazione.
  • Regola: l'azione è conclusa quando la squadra che costruisce appoggia a un jolly. Vale doppio se il jolly è dal lato opposto a quello dove è cominciata l'azione.
  • Cosa guardi: il corpo del terzino nel momento in cui il centrale riceve. Se è già aperto verso il campo e alto, funziona. Se riceve con le spalle alla linea, no — e la correzione è una sola parola, prima del passaggio, non dopo.

La regola del lato opposto è il motivo per cui l'esercizio funziona: costringe a guardare lontano prima di ricevere, che è la cosa che domenica non succede.

2. «Le seconde palle sono sempre loro»

Capita quasi sempre quando la squadra difende una palla lunga o dopo un rinvio. Non è un problema fisico: è che i nostri guardano il pallone in aria e gli avversari guardano dove cadrà.

  • Spazio: 20 per 20 metri, senza porte, con una zona di caduta al centro.
  • Numeri: 3 contro 3, con l'allenatore fuori dal quadrato che lancia la palla per aria.
  • Regola: il pallone entra sempre dall'alto. La squadra che lo conquista fa punto se riesce a fare tre passaggi o a uscire dal quadrato in conduzione entro sei secondi.
  • Cosa guardi: chi si muove prima che la palla scenda. Il punto non è saltare più in alto, è occupare lo spazio davanti al rimbalzo mentre gli altri aspettano.

Dose: serie da 45 secondi, recupero 45, sei-otto ripetizioni con i gruppi che ruotano. È breve e costa fatica: va messo prima della parte centrale, non dopo.

3. «Crossiamo e in area non c'è nessuno»

Il cross arriva, e dentro l'area c'è un attaccante solo, fermo sul dischetto, marcato. Il problema non è il cross: sono le presenze, che non partono perché partire costa e spesso non arriva niente.

  • Spazio: un terzo di campo in lunghezza, area di rigore compresa, con due corridoi laterali larghi 8 metri.
  • Numeri: 3 attaccanti più due esterni liberi nei corridoi contro 3 difensori e il portiere.
  • Regola: il gol vale solo se al momento del cross ci sono tre attaccanti dentro l'area su tre altezze diverse: primo palo, dischetto, secondo palo o limite.
  • Cosa guardi: il momento in cui partono. Se aspettano che l'esterno alzi la testa, arrivano fermi e marcati. Devono partire quando l'esterno supera l'avversario, cioè un secondo prima.

Dove sta il martedì dentro la settimana

Con tre sedute, il martedì è la seduta lontana dalla partita: è lì che puoi chiedere intensità e fare ripetere un gesto molte volte, perché al sabato mancano quattro giorni. È anche l'unica seduta della settimana in cui puoi permetterti che le cose vengano male per venti minuti.

Questo ha una conseguenza pratica sulla scelta dell'esercizio: il martedì è il giorno dei problemi che richiedono ripetizione, non delle rifiniture. Le situazioni specifiche della partita che arriva — come attaccheremo il loro modo di difendere, chi va sui calci piazzati — stanno bene il giovedì, quando la squadra le trattiene fino alla domenica.

Il conto della settimana e la distribuzione dei carichi stanno in Pianificare la settimana di allenamento nel calcio dilettanti.

Come capisci, domenica, se è servito

Questa è la parte che quasi nessuno fa, ed è quella che trasforma una serie di allenamenti in un metodo.

Prima della partita decidi una cosa sola da contare, collegata a quello che hai allenato. Non «se giochiamo meglio»: quante volte siamo usciti dalla pressione dal lato opposto. Quanti giocatori sono arrivati in area sui cross. Quante seconde palle abbiamo conquistato nei primi venti minuti.

Il numero della prima domenica non dice niente. Dice qualcosa la terza, messa accanto alle altre due. Ed è un'informazione che riguarda solo la tua squadra: nessun manuale ti dirà che il tuo terzino destro si apre e quello sinistro no.

Come tenere questa contabilità senza farne un secondo lavoro sta in Il diario tecnico della stagione.

Errori comuni

  • Allenare la partita di domenica scorsa invece del problema. Rifare la stessa situazione con gli stessi ruoli e gli stessi nomi è una moviola in campo. Il problema va astratto dal momento in cui è capitato, o funzionerà solo se domenica succede esattamente la stessa cosa.
  • L'esercizio nuovo ogni settimana. Un esercizio ripetuto per tre settimane produce un'abitudine; tre esercizi diversi producono tre serate. La varietà che serve è nelle dimensioni e nella regola, non nel disegno.
  • La regola che nessuno rispetta. Se dopo due minuti la regola viene ignorata, non è colpa dei giocatori: è troppo complicata o non ha conseguenze. Si spiega in una frase e si applica sempre, anche quando il gol era bello.
  • Correggere tutto durante l'esercizio. Una voce sola e sempre sullo stesso dettaglio, quello che hai deciso di guardare. Tutto il resto, martedì sera, non esiste.
  • Il martedì che diventa la seduta della partita di sabato. Se al martedì prepari già gli avversari, la squadra arriva alla domenica con due messaggi e nessuna abitudine nuova.

Cosa fare adesso

Prendi il foglio di lunedì e cancella tutto tranne una riga. Poi scrivi sotto le quattro righe: metri, numeri, la regola, cosa guardi. Se non riesci a scrivere la quarta, il problema non è ancora abbastanza definito per essere allenato — ed è un buon segnale: significa che domenica ti serve guardare quella situazione con più attenzione, prima di costruirci sopra un martedì intero.

Alla fine della seduta annota due cose: se il gesto è comparso e dopo quanti minuti. Alla terza settimana avrai il dato che conta davvero, cioè quanto ci mette la tua squadra a far diventare naturale una cosa nuova. Da lì in poi la pianificazione smette di essere un'ipotesi.

Domande frequenti

Domande frequenti

Quante cose si possono correggere in un allenamento?+

Una, al massimo due se sono collegate. Non è una questione di tempo ma di attenzione: una squadra dilettante o giovanile trattiene un messaggio per seduta. Tre correzioni nella stessa serata producono tre esecuzioni approssimative e nessuna abitudine.

Quanto deve durare l'esercizio centrale del martedì?+

Da 20 a 30 minuti di lavoro effettivo, in serie da 3-5 minuti con 1-2 minuti di recupero. Sotto i 3 minuti non si entra nel ritmo, sopra i 6 cala la qualità e l'errore diventa stanchezza invece che scelta.

Meglio un esercizio analitico o una partita a tema?+

Dipende da cosa hai visto. Se il gesto non c'è (il terzino non sa aprirsi), serve un esercizio a secco che lo faccia ripetere. Se il gesto c'è ma non compare in partita, serve una partita a tema che lo renda obbligatorio sotto pressione.

Come si allena un problema quando mancano metà dei giocatori?+

Si riduce il campo e si tolgono giocatori da entrambe le squadre, mantenendo la superiorità numerica prevista dall'esercizio. Con otto presenti si lavora a 4 contro 4 con due jolly: il principio resta, cambiano solo le dimensioni.

Come faccio a sapere se l'allenamento del martedì è servito?+

Scegliendo prima cosa guardare in partita. Non «se giochiamo meglio», ma un comportamento contabile: quante volte usciamo dalla pressione dal lato opposto, quanti giocatori arrivano in area sul cross. Si conta la domenica dopo e si confronta.

Vedi anche: Dopo la prima di campionato: cosa puoi giudicare e cosa no, Pianificare la settimana di allenamento nel calcio dilettanti, Partitelle a tema per allenare il possesso palla.

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